domenica 12 febbraio 2012

RADIKON, Oslavje Fuori dal tempo,,, duemila




RADIKON, Oslavje Fuori dal tempo… duemila

Una serata speciale per un vino speciale!

Stanko Radikon, “Naturale senza compromessi”, viticoltore di Oslavje (Go)

Davide Paolini, il Gastronauta

Roy Paci in GRAND ROY AL CUVEE in: Radikoncert

Roy Paci - trumpet, flugelhorn & live electronics

Guglielmo Pagnozzi - sax alto

John Lui - programming

Maurizio Armellin, concept design Fuori dal tempo…

I Radikon’s Guardiani - Colorate e originali facce tridimensionali.

Trattoria Subida al Cacciatore Cormòns (Gorizia)

venerdì 2 marzo 2012 ore 17.00.


Non solo vino, ma un vero e proprio happening per Fuori dal tempo… duemila, quello ideato da Stanko Radikon per il battesimo del suo nuovo vino alla Trattoria la Subida al Cacciatore di Josko Sirk a Cormòns nel cuore del Collio. Come si deve ad un grande vino, Radikon ha affidato lo studio della nuova veste grafica della bottiglia a Maurizio Armellin (artista visivo, grafico) e la regia della serata a Davide Paolini, Il Gastronauta (giornalista del Sole 24 Ore e conduttore radiofonico).

In esclusiva per Radikon sarà presente Roy Paci (compositore, musicista, sound designer) con GRAND ROY AL CUVEE in: RADIKONCERT. Un ritorno alle sonorità jazz con un progetto tutto strumentale: musica per palati caldi, smooth jazz da sorseggiare con cura, senza perdere neanche una sfumatura e con un buon bicchiere di Radikon Oslavje Fuori dal tempo… duemila.


Fuori dal tempo… duemila, è una selezione pensata e prodotta per allungare la storia del vino…


La serata è riservata e ad invito, è gradito un abbigliamento Fuori dal tempo… ,

blu Radikon.


Info_ Società Agricola Radikon

T. +39 0481 32804

www.radikon.it

info@radikon.it

Face Book: Radikon Wines

Maurizio Armellin per RADIKON




Fuori dal tempo... Oslavje duemila Radikon

Oslavje
Fuori dal tempo...
una selezione
pensata e prodotta
per allungare la storia del vino...
Suzanna, Sasa, Stanko
Radikon

concept design Maurizio Armellin

martedì 6 dicembre 2011

Maurizio Armellin "Segni e Sogni"




Trattoria Alla Cerva
Piazza Flaminio 8 - Serravalle - Vittorio Veneto (TV)

Sabato 17 dicembre 2011 ore 17.00

vernissage di "SEGNI e SOGNI"
opere di MAURIZIO ARMELLIN

dal calendario per

BELLENDA vini e spumanti Carpesica - Vittorio Veneto (TV)
Neon Lauro San Vendemiano (TV)
Ristorante DA CAINO Montemerano (GR)
Tipolito LA VITTORIESE Vittorio Veneto (TV)

Brindisi inaugurale a cura di
LE VIGNE DI ALICE Carpesica - Vittorio Veneto (TV)
www.levignedialice.it

Dal 17 dicembre 2011 al 29 febbraio 2012

aperto tutti i giorni dalle ore 10,30 alle ore 24.00
chiuso il mercoledì e il giovedì fino alle 17.00

info_Trattoria Alla Cerva T. +39 0438 1849259

Ullalà MASCHERE


BANCA CREDITO COOPERATIVO delle PREALPI
via Giulio Pastore 2/4 Vittorio Veneto (TV)

espone

Maurizio Armellin
Ullalà Machere

Novembre 2011 / Gennaio 2012

LA CASA DI ULISSE


Lunedì 10 ottobre 2011 La Fabbrica del Vapore via Procaccini 4, Milano
Progetto Itaca
Associazione volontari per la salute mentale Onlus, in collaborazione con NABA (Nuova Accademia di Belle Arti Milano) Nella Giornata Mondiale della Salute Mentale
evento a cura di Alessandro Guerriero

martedì 8 marzo 2011

COLLIO l'attimo!

COLLIO l’attimo!

Una serata dedicata all’arte, alla musica, al cibo e al vino.

Vedere, sentire, annusare, toccare, gustare!


OSTERIA DAI MAZZERI – Follina (Tv).


Vernissage della mostra personale

dell’artista MAURIZIO ARMELLIN

I GUARDIANI DEL VINO


ROY PACI

compositore, musicista, sound designer

Performance ENOGASTROFONICA


I GRANDI VINI DEL COLLIO DI

Edi Keber

Roberto Picèch

Stanko Radikon


Venerdì 11 marzo 2011, ore 19.30


Arte e cibo in tutti i sensi, nella tradizione veneta e italiana... e se i “sensi” dopo la visione delle opere di Maurizio Armellin e l’ascolto della musica di Roy Paci non sono ancora appagati, per i più curiosi e appassionati frequentatori della tavola non rimane che sedersi ed attendere per annusare, toccare, gustare!


Nella suggestiva cornice dell’Osteria Dai Mazzeri, Vito e Mauro, apprezzati ristoratori nonché cultori e appassionati d’arte, ospitano l’iniziativa “COLLIO l’attimo!”, una serata dedicata all’arte, alla musica, al vino. Un evento assolutamente originale a cura di Maurizio Armellin artista di Vittorio Veneto in collaborazione con Etnagigante Ingegni e Roy Paci, trombettista, compositore, arrangiatore e cantante siciliano.

Una serata dedicata al Collio Goriziano ed ai vini che si producono in questa zona di confine tra Italia e Slovenia, proposti da altrettanto famosi vignaioli che illustreranno il prodotto e la loro filosofia aziendale: Edi Keber, Roberto Picèch, Stanko Radikon.


Alle ore 19,30 si terrà il vernissage della mostra personale I GUARDIANI DEL VINO di Maurizio ARMELLIN che presenterà le sue colorate e originali creazioni tridimensionali più recenti e le sue “Faces”, in contemporanea sarà la tromba e le sonorizzazioni di ROY PACI che con la sua performance ENOGASTROFONICA darà l’avvio alla serata.


Due artisti M. Armellin e R. Paci e due gourmet che oltre all’amore per l’arte e la musica hanno in comune percorsi che passano attraverso il piacere della degustazione del buon vino e della buona tavola, e che Dai Mazzeri si esibiranno insieme per la prima volta.


La mostra di Maurizio Armellin e le opere rimarranno esposte Dai Mazzeri e visibili al pubblico da sabato 12 marzo all’8 maggio 2011.


Osteria Dai Mazzeri – Follina (Tv), Via Pallade 18 - T. 0438 971255

Aperto da martedì sera a domenica, chiuso il lunedì e martedì mattina.

T. 0438 971255 www.osteriadaimazzeri.com


Per approfondimenti_ www.roypaci.com; www.etnagigante.com; www.armellinmaurizio.blogspot.com; www.piccolocollio.it; www.radikon.it

mercoledì 16 febbraio 2011

Osteria DAI MAZZERI - Follina (Tv)



Maurizio Armellin
espone
I guardiani del vino
dal 12 marzo all'8 maggio 2011.

Serata d'inaugurazione con
Roy Paci, performance Enogastrofonica

Venerdì 11 marzo 20011, ore 19,30
(su prenotazione)

info_0438971255 Osteria Dai Mazzeri

COLLIO l'attimo!




Osteria Dai Mazzeri
- Follina (Tv)
venerdì 11 marzo 2011
ore 19,30

COLLIO l'attimo!

MAURIZIO ARMELLIN
artista
I Guardiani del vino

ROY PACI

compositore, musicista, sound designer
Performance Enogastrofonica

Edi KEBER, Roberto PICECH, Stanko RADIKON
vignaioli

Mauro e Vito MAZZERO
ristoratori

Vedere, sentire, annusare, toccare, gustare!

Una serata dedicata all'arte, alla musica, al cibo e al vino

a cura di Maurizio Armellin
in collaborazione con Etna Gigante Ingegni
per Osteria Dai Mazzeri.

Per info_0438971255 Osteria Dai Mazzeri - Follina (Tv)

lunedì 27 dicembre 2010

Maurizio Armellin I GUARDIANI DEL VINO



Sculture per libreria 2010, legno dipinto con acrilici

venerdì 22 ottobre 2010

3 ARTISTI E UN CONTADINO



Cantina Edi KEBER

3 ARTISTI E UN CONTADINO / VIN CHE DORME

Maurizio ARMELLIN, Ivan DE MENIS, Maurizio FRULLANI, Edi KEBER

Introduzione critica di Fulvio DELL’AGNESE

Progetto a cura di Maurizio Armellin per Piccolo COLLIO

Catalogo in cantina

Parole e musica con QUARTETTO DESUETO www.quartettodesueto.com

SEDE: Cormòns (GO)-loc. Zegla 17

PHONE +39 048161184

E-MAIL: info@piccolocollio.it - maurizio.armellin@alice.it

WEB: www.piccolocollio.it - www.armellinmaurizio.blogspot.com

PERIODO: 31 Ottobre 2010 / 1 Maggio 2011

ORARIO: tutti i giorni esclusi i festivi dalle ore 9.30 alle ore 12.30

e dalle ore 15.30 alle ore 19.00

INAUGURAZIONE: SABATO 30 OTTOBRE ORE 15.15


Il territorio incontra l’arte, e non è la prima volta nella Cantina di Edi Keber in Zegla a Cormòns - Collio (Go). Dopo le mostre personali dell’artista Franco Dugo (2008) e Maurizio Armellin (2009), sabato 30 ottobre ore 15,15 la cantina aprirà le porte al pubblico in occasione della Festa di fine vendemmia ed al vernissage di 3 ARTISTI E UN CONTADINO – Vin che dorme, introduzione del critico d’arte Fulvio Dell’Agnese.

Saranno visibili ai visitatori della cantina e al turista che da queste parti è solito venire per la bellezza delle sue colline e per assaporarne i prodotti che questa zona di confine posta tra Italia e Slovenia offre, fino a maggio 2011 opere pittoriche, installazioni e fotografie degli artisti Maurizio Armellin (Vittorio Veneto),

Ivan De Menis (Treviso) e Maurizio Frullani (Ronchi dei Legionari). Ecco allora che il visitatore all’interno di un’insolita cornice tra barriques e magnum di “vin che dorme” (Collio riserva) avrà modo non solo di affinare il gusto olfattivo e visivo, ma di apprezzare anche la nuova bottiglia realizzata per il vino del territorio e di cui il “contadino” produttore Edi Keber ne è stato il promotore. L’evento sarà inoltre occasione per degustare il vino Collio, nel bicchiere “Beba” opera di Maurizio Armellin che per la nuova Associazione per il territorio “Piccolo COLLIO” (di Cormòns) ne ha curato l’immagine e realizzato Beba oggi mascotte e marchio, il tutto condito con musica e parole a cura del gruppo veneto Quartetto Desueto.



COLLIO


Crediamo nella terra e nei suoi valori;

guardiamo avanti, senza per questo

dimenticare quella filosofia di vita

che i nostri vecchi ci hanno tramandato,

nei racconti della sera, nella stalla,

nel bosco, nella vigna.

Rispettiamo l’ambiente che ci ospita

e questo territorio di frontiera,

così ricco di storia;

amiamo queste colline

dolci e difficili al contempo ma che,

se sai prenderle come si deve,

ti restituiscono dignità e ti gratificano,

con la qualità della vita.


Edi Keber


(presentazione critica di Fulvio Dell’Agnese)


IL VIN CHE DORME E LA GALLINA INTELLIGENTE

La gallina… non è!... un animale intelligente, recitava una canzone che subito torna alla memoria a sentir parlare di “Tre artisti e un contadino”.

Allora (erano i bigi anni ’70, destinati ad essere riabilitati dal truce decennio successivo, maculato di edonisti reaganiani, paninari in Timberland al posto delle Clark’s e postmoderni vari) trattavasi di “Il poeta e il contadino”, folgorante trasmissione televisiva costruita sulle facce di gomma di Cochi Ponzoni e Renato Pozzetto, ma soprattutto radicata sui testi di gente come Enzo Jannacci, Beppe Viola, Felice Andreasi.

Già in quel contesto la qualifica di contadino era fittizia: l’ingenua ottusità del personaggio dalle braghe sopra la caviglia e con la sporta di plastica perennemente allacciata al polso si dimostrava solo apparente; nella realtà il confronto con la narcisistica supponenza dell’intellettuale rivelava proprio nell’outsider campagnolo la più significativa lucidità e concretezza di pensiero.

Venendo a noi, è evidente che anche il “contadino” di Zegla non la racconta giusta, celando sotto una cospicua dose di understatement, ovvero di consapevole sottovalutazione formale del proprio ruolo, il prestigio di cui da anni è circonfusa la sua sapiente attività di viticultore. Lo si capisce da come guarda la gente – avrebbe poi intonato il duo – che, diversamente dall’immagine tradizionale di una ruralità sana ma un po’ torpida, il nostro vignaiolo pensa eccome: non altrimenti si spiegherebbero le sue meditate strategie produttive e di valorizzazione del territorio e la propensione a contaminare i luoghi della propria attività con artistiche divagazioni.

Così è nel Piccolo Collio di Edi Keber che sono approdate personalità creative eterodosse come Maurizio Armellin. Le sue creature sono anzitutto i guardiani della cantina, sintesi apotropaica di colore fatto rilievo: due coppie di “bravi” appostati all’ingresso dell’area sacra a Dioniso, zazzeruti e ringhianti, che filtrano l’accesso all’alchemica bottega.

Da un lato, essi difendono il locale dove le bottiglie già mature attendono di prendere la propria strada verso distanti contesti domestici e amicali, nei quali spandere il proprio effluvio “oracolare”, che profuma e parla dei gusti profondi di una terra che tante ne ingloba, nello spessore umano della sua storia. Contesti in cui la bottiglia-bossolo di Collio, con la sua forma vagamente boccioniana, andrà a inserirsi con la medesima dose di irriverente eleganza presente nelle Nature morte di Maurizio: oggetti e brani di vita vegetale che – in foto di gruppo o in singolo ingrandimento – si caricano di un’accentuazione visiva che li potrebbe rendere drammatici o grotteschi, se non intervenisse a salvarli l’ampia dose di ironia che pervade il “mondo secondo Armellin”.

Il sorridente rigore di Maurizio, che in nome del paradosso inchioda alla triangolazione geometrica di una tovaglia forme e spazi instabili, subito destinati a scivolare liberi nella colata pittorica di una Natura metropolitana, sovrintende anche all’installazione nel cuore della collina, dove riposano le botti destinate all’invecchiamento. I tubi luminosi al neon, in quell’antro pulsante di bozzoli di rovere che covano il liquido amniotico della civiltà mediterranea, non ambiscono certo a ridefinire i contorni percettivi dello spazio, come le luci collocate in involucri vuoti di Dan Flavin; si offrono invece alla nostra lettura, serpentina fluorescente di alambicchi, per rendere conto visivamente del senso di quanto viene amplificato nel silenzio della cantina: il gorgoglio sommesso del Vin che dorme, e che nel ribollire del suo sonno sta nascendo.

Se Armellin rende visibile quanto avremmo acusticamente faticato a fare nostro, le opere di Ivan De Menis introducono a una dimensione più materica del divenire.

Sorprende nei suoi interventi la palpitante commistione dei materiali, dai quali – a partire dalle resine – Ivan sa trarre tutta la carica espressiva che essi implicitamente possiedono, proiettandoli ad assumere sembianze imprevedibili. Sotto le sue mani una semplice sovrapposizione di pigmenti si trasforma in colata di umori traslucidi o in dilatata, contemplativa stratigrafia; sulla quale ogni azione sottrattiva determina un’erosione corporea che travalica la categoria del graffito o del grattage, risolvendosi in effetti di insolita fisicità.

L’opera si offre alla visione frontale secondo una sorta di mappatura centuriata della propria estensione sul piano: riquadri regolari che si intuiscono appena, come ad uno stato di magma primigenio, nell’esame dello spessore laterale, che a sua volta non è mai contorno dell’immagine ma ne fa parte integrante; anzi, per certi versi è questa la sua componente decisiva, che proietta il nostro sguardo nel farsi della forma dipinta e ci dà il senso di un’illusiva coesione del rilievo alla parete. Tant’è che gli interventi di Ivan sembrano riallacciarsi, ancor più che alle pratiche dell’Informale novecentesco, alle millenarie sperimentazioni che hanno avuto il loro pittorico teatro sulle superfici murali, in un alternarsi continuo di spessori traslucidi e porosità granulose, di chimiche carbonatazioni e glassature ad encausto; e ne mantengono talora la suggestione di un diretto promanare del testo visivo dall’elemento strutturale, a far palpitare la parete come se ne venisse evidenziato un fremito sommesso fino ad allora non pienamente percepibile.

Non si tratta dello squarcio violento di cui è capace la natura, come nella roccia che in fondo alla cantina s’intrude possente nella stanza, ma di piccoli, umani sommovimenti, che alleggeriscono di pretese d’assolutezza le geometrie e lasciano trapelare qualche filo di luce sulle inquietudini, sui dubbi associati all’idea di profondità e alla prospettiva della riemersione. Uno che di profondità psicologiche se ne intendeva, come Hans Blumenberg, avrebbe affermato che la metafora visiva creata dall’artista vale a mostrare, con l’istintività del non detto, che “[…] in uno strato sotterraneo del pensiero era da sempre già stata data risposta a queste domande, una risposta che pur non ricevendo una formulazione nei sistemi ha tuttavia operato implicitamente con la sua presenza, nella tonalità, nella coloritura, nella strutturazione”1.

E nella polpa delle nostre fantasie, ben sotto la superficie, affondano anche i pastosi spessori visivi delle immagini di Maurizio Frullani.

Con le loro ombre così tanniniche – non a caso già al centro di una liaison con l’aceto di Josko Sirk – esse paiono quasi tener desta la memoria dei rossi di grado che fermentarono nella cantina di Keber prima del Collio paglierino. La sostanza dell’immagine si lega d’altronde con naturalezza al contesto in divenire di una pozione d’uva che lascia udire il sussurro del suo respiro. Perché il clima evocato da Frullani ha sì la penombra fuligginosa delle fiabe e leggende del Centro Europa, ma gli rimane abbarbicata una sospesa tensione mediterranea nel sentore di metamorfosi – apuleiana, misterica, non sublimata nella sonorità del verso come in Ovidio – che aleggia sull’odore di terra solforosa delle stoffe, che sembra di sentir crepitare, lontano e attutito, tra le fenditure di epidermidi argillose.

Siamo forse noi, in questo caso, a spiare come il Lucius dell’Asino d’oro le tenebrose mutazioni della strega, che “[…] dopo un lungo e segreto colloquio con la lucerna, è scossa per tutto il corpo da un tremito insistente”2?

Lo sguardo del fotografo esplicita in tale occasione altre suggestioni letterarie, accostando alle figure citazioni dalle liriche di František Halas e dal croato arcaico delle Ballate di Petrica Kerempuh, di Miroslav Krleža, con il loro sapore di crudo realismo, ribelle al punto di fondarsi liberamente sull’artificio linguistico; e le opere di Frullani provocano forse al gioco dei rimandi a quei testi proprio perché consapevoli di possedere i caratteri di entrambi: raffinatezza formale e calcolata grevità.

Baba Yaga ha abbandonato la casa sospesa su zampe di gallina assegnatale dalla tradizione fabulistica, ma non ha smarrito la sua torbida ambiguità. Indossa abiti frusti, che come le sue valigie e i velocipedi su cui viaggia paiono portarsi dietro la storia di un secolo intero; danza con una sorta di Woyzeck, che un attimo prima o subito dopo ci si trasforma sotto gli occhi in proboscidato spettatore alla Moebius di un concerto ad personam.

Tutto pare filtrato attraverso i tempi lunghi di un antico scavo della luce su cloruri d’argento, anche se è una Rollei bifocale che la crononauta tiene in mano, uscita dal suo scafandro di pizzi oscuri. Una stampella ne sostiene soffertamente il giovane corpo, reduce da epoche e battaglie lontane, ma a fare da baricentro è – al posto della lucerna di Pànfile – la macchina fotografica: l’effettivo strumento di magia.


Pordenone, 10 ottobre 2010

Fulvio Dell’Agnese


1 H. Blumenberg, Paradigmi per una metaforologia, Milano, Raffaello Cortina Editore, 2009 [1960], p. 8.

2 Apuleio, Metamorphoseon libri XI, III, 21: “[…] multumque cum lucerna secreto conlocuta membra tremulo

succussu quatit”.



MAURIZIO ARMELLIN

Sono nato a Vittorio Veneto (Tv) nel 1960. Ho studiato grafica e scenografia a Venezia. Dal 1986, insegno all’Istituto Statale d’Arte “Bruno Munari” di Vittorio Veneto, e dal 1979 ad oggi ho esposto in Italia ed all’estero. Oggi la Cantina di Edi Keber, rappresenta per la mia arte un luogo speciale, perchè speciale è Edi il gallerista del vino e speciale è vin che dorme, il suo Collio Riserva. Per il mondo del vino e della ristorazione, ho realizzato recentemente le seguenti opere e progetti: “Totem” installazione di etichette in tessuto su autoclavi per Bellenda vini e spumanti (Vittorio Veneto); “Vin che dorme” installazione al neon, per Edi Keber (Cormòns); “Faces & still life”personale Ristorante Gellius (Oderzo); “Olio Extra Vergine di Oliva” per Maurizio Menichetti Ristorante da Caino (Montemerano); l’immagine di sala per Pino Cuttaia chef Ristorante La Madia (Licata); “Beba” la mascotte e immagine di Piccolo Collio (Cormòns).


IVAN DE MENIS

È nato nel 1973 a Treviso, dove vive e lavora. Ha compiuto studi artistici e dopo l’Istituto Statale d’Arte di Vittorio Veneto, sì è diplomato in Pittura all’Accademia di Belle Arti di Venezia nel 1997.

Recentemente ha esposto alla Galleria Art Way di Treviso e ha partecipato a: Ricognizione sulla giovane arte in Veneto - Spazio Bazzini - (Mi) a cura di Carolina Lio; Art Calendar a Klagenfurt, in Austria; nel 2009 a: Made Expo di Milano; Tra segno e materia, Galleria 911 di La Spezia; nel 2008 a: Petali rossi a cura di Anna Soricaro, Galleria 01, Barletta, Bari; Cristalli di rocca a cura di Carolina Lio, Galleria Civica di Rocca Grimalda, Alessandria.

È stato presente con suoi lavori presso la S. Gregorio Art Gallery in Venezia, a Villa Moretti di Casaleggio a Novara, a Space Miromesnil di Parigi e Casa du Brasil a Madrid.


MAURIZIO FRULLANI

È nato nel 1942 a Ronchi dei Legionari (Go) dove tutt’ora vive.

Diplomato all’ISEF di Roma nel 1967, fotografa dal 1964. A partire dal 1974 si è dedicato con maggior interesse alla fotografia di viaggio, attraversando in macchina Turchia, Iran, Afghanistan, Pakistan e India, viaggio ripetuto nel 1976.

Dal 1980 al 1988 è ritornato spesso in India e Nepal, avvicinandosi alla musica classica indiana con maestri indiani e parallelamente in Italia presso la scuola Interculturale di Musica Comparata di Venezia. Da questa esperienza ha realizzato il libro “Sulla strada di Raga” - viaggio tra musicisti, liutai e scuole musicali dell’India del nord (2006). Dal 1993 al 2000 ha vissuto in Eritrea come insegnante presso la Scuola Italiana di Asmara visitando nel contempo Yemen, Egitto, Etiopia e Lesotho. Ha al suo attivo circa 130 mostre, oltre che in Italia, in Francia, Austria, Ungheria, Slovenia, Croazia, India, Eritrea e Russia.








Maurizio Armellin, VIN CHE DORME installazione neon 2010
Cantina Edi Keber, Cormòns (G
o)





Maurizio Armellin, VIN CHE DORME installazione neon 2010
Cantina Edi Keber, Cormòns (Go)





Maurizio Armellin, I Guardiani del vino 2010 acrilico su legno

BEBA è la mascotte e marchio che Maurizio Armellin ha disegnato per l'Associazione Piccolo Collio di Cormòns


BEBA

Beba è simbolo di prosperità e maternità;
Beba sono le dolci colline del COLLIO;
Beba è una figura a mezzo busto che ha per testa un grande seno prosperoso, indica abbondanza, fertilità, ed è riferito alla Terra, alle colline, ai raccolti.
Anticamente il seno era inteso come una forma di rappresentazione, appunto di legame tra la Terra e la religiosità dell’uomo, tra i tempi che imponeva la Natura e le sue manifestazioni.
Beba è la collina della felicità e delle genti che la abitano è la continuità di tramandare da padre in figlio, l’arte del coltivare la terra e di raccogliere i suoi frutti che con sapienza vengono lavorati e trasformati in vino, formaggi, salumi, dolci, pietanze.
Beba è la mascotte che Maurizio Armellin ha disegnato per il COLLIO e che l’Associazione Piccolo - Mali - COLLIO ha inteso adottare quale sua immagine per l’identità visiva.